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Videopost – Artisti di strada

13 aprile 2014

Fotopost – ho portato la “cucciola” a fare un giro

30 marzo 2014

Riomaggiore - 2014

Manarola - 2014

Manarola - 2014

Blogricetta – Il pollo piccante “alla cinese” con arachidi

7 marzo 2014

Quando si capita negli USA ci si rende conto che, in un paese enormemente variegato e diverso, anche la disponibilità di ristoranti etnici è altrettanto enorme.

Quello di cui però molti viaggiatori non si rendono conto è che, tenetevi forte, la cucina etnica in realtà non esiste.

Questa notizia non è sconvolgente, credetemi. la vera cucina etnica la mangiate nei luoghi in cui questa non è affatto “etnica”, ossia nei luoghi dove questa è nata ed è tipica: la cucina cinese in cina, quella thailandese in Thailandia e così via, esattamente come la cucina italiana si mangia qui in Italia.

Pensateci bene, quante volte siamo stati in viaggio all’estero e siamo stati tentati da mangiare una pizza? O provare a cenare in un ristorante italiano, magari tentati dal fatto che il titolare e lo chef fossero realmente italiani? Quante volte siamo rimasti delusi ed una volta tornati a casa abbiamo raccontato agli amici della nostra delusione nello scoprire che no, la “vera” pizza non si mangia all’estero e che la pasta faceva schifo?

La colpa non è del pizzaiolo o dello chef poco capaci; in piccola misura la nostra delusione può dipendere dal fatto che all’estero è difficile trovare le stesse materie prime che abbiamo a disposizione qui da noi; in realtà però la realtà sta altrove.

In verità la cosiddetta cucina etnica, volente o nolente si uniforma ai gusti del paese ospitante. Questo è un processo voluto e scientificamente applicato nel caso delle grandi catene del food che studiano “in laboratorio” i propri clienti e le loro preferenze mentre è un processo più naturale e darwiniano (passatemi il termine) nel caso dei piccoli ristoranti indipendenti; una sorta di evoluzione delle ricette che le porterà ad essere perfettamente adattate al nuovo ambiente.

Tutta questa pallosissima prefazione mi serviva per introdurre il piatto che racconto oggi, una ricetta falso-cinese, che non troverete probabilmente in nessuna provincia della sterminata Cina ma che con altissima probabilità troverete in qualsiasi ristorante cinese in territorio USA: il pollo Kung-Pao o come lo chiamo io il pollo falsocinese.

Avverto tutti: questa è una ricetta da 4 peperoncini, roba da veri amanti del piccante; se non siete amanti della capsaicina, passate oltre.

Gli ingredienti sono semplici:

  • Petto di pollo
  • Cipollotto fresco
  • Salsa di soia (meglio quella a basso contenuto di sale)
  • Peperoncini freschi a piacere
  • Arachidi non salate
  • Olio di semi
  • Farina di riso.

Il procedimento è molto semplice e mi permette di preparare questo piatto in 10-15 minuti.

In un wok scaldo a fiamma medio bassa un cucchiaio da cucina di olio di semi (io preferisco quello di arachidi) e ci metto il cipollotto tagliato a rondelline sottili ed i peperoncini anche loro tagliati a rondelle. La parte del peperoncino che contiene più Capsaicina è il tegumento interno che sorregge i semi, oltre che i semi stessi. Rimuovendo queste parti si elimina anche gran parte della piccantezza del peperoncino e del godimento; vergognatevi!

Dopo qualche minuto di frittura aggiungo un paio di cucchiai di acqua calda per completare la stufatura del cipollotto.

Nel frattempo taglio il petto di pollo a cubetti omogenei di 2 cm di lato o in straccetti di misura comparabile e li infarino con a farina di riso.

Quando il cipollotto sbadiglia (vuol dire che è stufato ben bene) ed il wok è quasi asciutto, alzo la fiamma e ci metto il pollo.

Quando i cubetti di pollo sono rosolati ben bene da tutti i lati, aggiungo la salsa di soia e spadello bene in modo che la salsa caramelli ed avvolga bene il pollo.

A questo punto aggiungo anche una manciata di arachidi (sgusciate, mi raccomando) ed ancora, se necessario, un po’ di salsa di soia in modo che avvolga anche quest’ultime.

Il piatto è pronto e di solito me lo mangio accompagnato da riso bianco.

Buon appetito.

Il bello della Rete

2 febbraio 2014

forbiciOggi mi sono reso conto di una cosa: la cosa bella dei “rapporti” umani in Rete è che è facilissimo scegliersi le persone con le quali intrattenere contatti.

Nella vita reale bisogna sopportare i colleghi molesti, i familiari rompicoglioni ed i vicini di casa folli.

In Rete invece basta un click su un tastino ed ecco che, come per magia, i personaggi molesti, idioti o anche semplicemente chi inonda le tue bacheche elettroniche con stronzate varie ed assortite spariscono d’incanto.

Basta con i talebani di qualsiasi fede o partito, i fanatici dell’omeopatia ed i complottasti che credono a tutto fuorché alle ovvietà.

Perché è ovvio che non siamo mai sbarcati sulla Luna, che i vaccini facciano diventare autistici e che Elvis sia vivo e gestisca un chiringuito in Belize assieme a Jim Morrison, no?

Bene, da oggi io dico basta.

Da oggi si defollowa senza pietà.

Unfitted

20 gennaio 2014

Ho passato un bel fine settimana completamente dedicato ad una delle mie passioni: la fotografia.

Fan Ho - Approaching shadow

Fan Ho – Approaching shadow

Le due giornate del workshop erano dedicate alla fotografia di strada, detta anche “street photography”, un genere reso celebre da alcuni immortali della fotografia mondiale: Henri Cartier-Bresson, Elliott Erwitt, Robert Doisneau, Robert Frank e da altri meno noti al grande pubblico ma ugualmente degni d’attenzione come Martin Parr, Fan Ho, Lee Friedlander.

Non c’è bisogno di dire che il potermi occupare praticamente solo di foto, discutere di foto e scattare foto senza preoccuparsi d’altro è stato allo stesso tempo rigenerante ma anche stancante; alla domenica sera ero esausto.

La fatica è stata non solo quella fisica di camminare chilometri con macchina fotografica appresso, meno male che il tempo ha avuto pietà di noi almeno nelle ore passate all’aperto; soprattutto è stata quella di concentrarsi sulle varie lezioni e lo spremersi le meningi per scovare scorci meritevoli di esser fotografati, visto che il docente ha preteso da noi di scattare non più di 36 foto ciascuno; niente “uscita alla giapponese” quindi ;)

Curatore e docente del workshop è stato un bravissimo fotografo amatoriale, ben conosciuto ed apprezzato in ambito nazionale ed internazionale che ha esposto in moltissime occasioni, ha vinto importanti premi del settore ed ha anche pubblicato bellissimi libri.

Senza volermi confrontare con lui che, obiettivamente, appartiene ad un altro pianeta, mi sono posto però delle domande quando, alla fine del workshop, è venuto il momento di analizzare gli scatti di tutti i 12 partecipanti. La risposta non mi è piaciuta affatto.

Premetto che tra i partecipanti vi erano fotoamatori di tutti i tipi, da quelli alle prime armi a me che fotografo da almeno 30 anni. Da coloro che hanno già pubblicato qualche lavoro a quelli che addirittura hanno qualche remora a far vedere le loro foto in pubblico.

Allo stesso modo lasciatemi dire che non sono certo il tipo che si offende se gli viene detto che una sua foto è brutta, sbagliata o peggio ancora insulsa; le critiche fanno parte della crescita in ogni campo ed a patto di essere costruttive le accetto molto volentieri e di buon grado.

Ovviamente non fa piacere se una foto nel quale si crede viene “distrutta” in sede di critica ma questo è il solo modo di crescere, quindi ben venga.

Il fatto è che alla fine della giornata, operando per scremature successive alla ricerca delle foto migliori, sono risultato l’unico, ripeto, il solo nel team di partecipanti, del quale nessuno scatto è stato selezionato nella lista finale di quelli “migliori”.

Quando si dice: farsi una domanda e darsi una risposta; mi pare che la risposta sia stata chiara ed inequivocabile.

Umpf…

5 gennaio 2014

Uffa, vorrei pubblicare qualcosa ma sono a corto d’idee.

Se l’anno inizia così, questo blog lo vedo male! :D

Nonostante tutto…

31 dicembre 2013

Il 2013 non potrà non essere ricordato che per LORO:

IMG_2231

Buon 2014

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