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10 giorni sulla giostra

6 luglio 2016

Ti arriva una mail.Ti chiedono “ci puoi regalare 10 giorni del tuo tempo?”

E lo domandano pure? CERTO CHE SI’!

Ed allora inizi a contare i giorni che ti separano da quell’avventura, da quel salto nel buio. Perché sì, alla fine è un salto nel buio.

Sai solo l’età approssimativa dei bimbi, non li conosci, non sai che cosa hanno passato o stanno passando ma sai che hanno bisogno di te. Non sai con chi lavorerai; saranno simpatici, collaborativi? Sai però che lo spirito che muove tutti coloro che vogliono partecipare a quell’avventura è fantastico e ti affidi a lui.

E le emozioni iniziano ad affastellarsi: entusiasmo, felicità, timore, paura di non essere all’altezza, di crollare a metà dell’opera schiacciato dalla stanchezza o dalla compassione per la sorte degli ospiti.

Poi prepari la valigia e finalmente, arriva la mattina in cui arrivi a Dynamo Camp varchi il cancello di quel posto magico e ti senti come a casa; ritrovi amici e conosci persone nuove che ti sembra di aver conosciuto da sempre.

Un po’ di preparazione e arriva il terrore vero; eccoli!

C’è chi entra come se fosse sul red carpet di Hollywood, quelli che entrano a testa bassa, un po’ intimoriti dalla banda di scalmanati che li accolgono con una rumorosissima hola e quelli che si nascondono letteralmente dietro i genitori. Quelli che identifichi subito come le anime della festa e quelli che annoti mentalmente di tenere d’occhio. Arrivano alla spicciolata accompagnati da genitori, fratelli, nonni e persino dai loro cani, una rassicurante scorta di affetti.

Da quel momento in poi, tra entusiasmo e terrore, inizia una settimana frenetica, montagne russe fatte di giochi, bizze, lacrime da asciugare, parole da trovare, pranzi in piedi, magari consumati senza posate o lasciati a mezzo. Docce fatte ad ore improbabili, sveglie in piena notte, sfide (ovviamente perse), mutande in testa, visi colorati, travestimenti improbabili e balletti sfrenati.

Tanto, tanto divertimento.

Te lo ripeti ad ogni momento: lasciati andare e divertiti, se ti diverti tu, si divertiranno anche loro. Torna bambino.

E funziona!

Li osservi e li vedi cambiare: prima timidi ed un po’ trattenuti, poi identificano uno o due amici del cuore; infine diventano (se siamo fortunati) un gruppo unico che scherza, gioca e si diverte tutti assieme.

Ed il tuo cuore si allarga davanti alla loro spontaneità, all’amicizia, alle piccole attenzioni all’inclusione di coloro che restano un po’ indietro.

Certo, non avviene tutto automaticamente, devi lavorare pazientemente, anzi, il tuo responsabile lavora duramente, tu ti limiti a seguire i suoi consigli, l’esempio e le direttive. Ed impari.

Impari a fare cose che prima non credevi di saper fare e ti scopri pieno di felicità e serenità nel farlo.

Ed arriva l’ultima sera, e di nuovo le lacrime, quelle di chi sa che la magia sta per finire.

Loro sono combattuti tra la voglia di rivedere genitori e fratelli e la voglia di rimanere per sempre; tu vorresti non lasciali andare, rimanere in contatto, sapere tutto di loro, di come gli andrà la scuola, di sapere se la malattia gli avrà lasciati per sempre o se ritornerà magari più cattiva di prima. Non lo puoi fare.

DEVI lasciali andare; o meglio, devi serbarne il ricordo dei momenti belli; delle risate e tenerlo con te.

E’ Domenica ed i genitori te li portano via; quei bimbi che senti come tuoi.

Certo, è bellissimo vederli correre incontro alla mamma ed al papà; è impagabile assistere a quei sorrisi ed agli abbracci infiniti. E poi abbracciano te; magari ti hanno tormentato per una settimana ma ti stringono forte a loro e ti sciogli. No, niente lacrime, solo sorrisi.

E poi i “grazie” da parte dei genitori. Come pesano quei “grazie”. Grazie di cosa? Di essersi divertiti come matti per 10 giorni? Di avere fatto gratuitamente il pieno di emozioni e cose belle per almeno un anno?

Capisci che quello che per te è stato divertimento (ed anche fatica) per loro è un dono immenso che vale serenità, felicità e forse pure un piccolo passo verso la guarigione.

E quei grazie ti schiacciano, ne percepisci l’importanza e non ti senti degno di così tanta incondizionata fiducia e gratitudine, diventi piccolo e vorresti scomparire.

Ed il posto magico torna silenzioso. Ma non è un silenzio triste e desolato; se tendi l’orecchio ti sembra di sentire ancora le voci cristalline dei bimbi e le loro risate, percepisci la gioia che permea le piante, i prati, le costruzioni.

Non vorresti mai andare via ma arriva il momento della partenza, degli abbracci con i tuoi amici vecchi e nuovi e dei ringraziamenti reciproci; della comprensione che come gruppo valiamo molto di più della somma algebrica di ciascuno di noi; che il timore iniziale era infondato, bastava riporre fiducia nel gruppo.

E mentre sali in auto non vedi l’ora che arrivi un’altra mail.

7 commenti
  1. 6 luglio 2016 1:35 pm

    mi hai commosso

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  2. donna allo specchio permalink
    6 luglio 2016 3:34 pm

    hai commosso anche me! uno dei tuoi post migliori!! che esperienza meravigliosa!!

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  3. 6 luglio 2016 7:38 pm

    :’)

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  4. 7 luglio 2016 8:43 am

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  5. Gao permalink
    7 luglio 2016 10:08 pm

    Ma che meraviglia. Grazie per averlo condiviso!

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  6. 10 luglio 2016 4:07 pm

    bellissima esperienza !!!!!! bravo !

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  7. 14 settembre 2016 2:37 pm

    Bella esperienza !!! Complimenti.

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I commenti sono chiusi.

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