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La ricerca spaziale non serve… Davvero?

16 aprile 2009

Sono un appassionato di spazio ed astronautica da sempre.

Forse perchè sono nato pochi giorni dopo quel “passo da gigante per l’umanità” oppure perchè sono nato con il gene della curiosità, fatto è che tutto quello che è “spazio” mi ha sempre affascinato.

Parlando di questa mia passione però torvo sempre quelli che mi dicono che trovano inutile, ingiusto ed addirittura immorale spendere soldi per la ricerca spaziale, per mandare satelliti in orbita, robot su Marte e uomini sulla Luna tanto per citare qualche esempio; e che ci sono tanti bambini che muoiono di fame in Africa, tante ingiustizie nel mondo, etc. etc. di frase fatta in frase fatta.

Per far ragionare queste persone non si può certo usare l’argomanto del “fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza”, per loro la legittima aspirazione dell’uomo alla conoscenza e la naturale predisposizione alla curiosità come presupposto per “vivere” veramente, non funziona.

Siccome questa gente comprende solo il bieco materialismo, anche se non condivido questo approccio, voglio prendere spunto da una pubblicazione della NASA e citare alcunie dei benefici e miglioramenti che la ricerca spaziale ha prodotto nella nostra vita di tutti i giorni; benefici i quali,  ci scommetto qualsiasi cosa, la maggior parte dei criticoni ignora completamente.

Nel campo della medicina per esempio le tecnologie sviluppate per l’uso spaziale hanno permesso la realizzazione di articolazioni self-locking\unlocking per le protesi artificiali (gomiti e ginocchia) e sottilissimi conduttori isolati per i pacemaker cardiaci. Ancora nel campo medico\sanitario sono stati sviluppati ultrafiltri portatili per la potabilizzazione dell’acqua, strumenti per la diagnosi precoce e non invasiva di disturbi visivi nei bambini, ed incredibili dispositivi per accelerare la ricostruzione dei tessuti danneggiati da infezioni, infiammazioni o tumori per mezzo della luce.

Nel campo delle tecnologie “all purpose”, chi pensate abbia sviluppato e successivamente migliorato le piccolissime batterie al litio che adesso sono usate dapeprtutto, dagli orologi, ai cellulari e persino quelel ad alta efficienza che equipaggiano ed equipaggeranno le autovetture ibride che (forse) primo o poi surclasseranno quelle attuali così inquinanti?

Ed ancora potrei citare tessuti e vernici antifiamma, i microchip che oggi equipaggiano qualsiasi dispositivo elettronico e persino il latte artificiale per la nutrizione dei neonati che deriva dagli studi effettuati sulla nutrizione degli astronauti.

Senza contare poi quelle tecnologie hardware e software che non impattano direttamente la nostra vita di tutti i giorni ma che però trovano applicazione nei campi della gestione delle risorse, nei processi di produzione industriale per aumentare qualità e sicurezza dei prodotti e diminuire i costi.

Potrei dilungarmi per ore e per pagine…

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18 commenti
  1. 17 aprile 2009 2:48 pm

    Sono d’accordo con te. Quando ero piccola pensavo che nel 2000 avrei visto astronavi su Marte e viaggi nell’iperspazio invece purtroppo mi devo accontentare di telefonini e facebook. Quanto ai bambini africani sono le solite minchiate che la gente dice per sentirsi bene con la coscienza. A me lo ripetono spesso perchè amo gli animali…..

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  2. Any permalink
    17 aprile 2009 6:35 pm

    giàggià…
    peccato che quando gentilmente li metti all’angolo indicando il loro stesso telefonino o la felpina col goretex s’accasciano 5 minuti e poi tornano alla carica colla storia ah, tutti questi dispositivi tecnologgici, ah, che ne siamo schiavi, ah, vorrei vedere i nostri nonni, ah cche si stava meglio quando si stava paggio –
    e tu che con gioia ti rilassi immaginando il tuo interlocutore in preda a un ascesso nel buon tempo antico, quello senza penicillina…

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  3. 17 aprile 2009 7:03 pm

    Francesca: anche io m’immaginavo il 2000 in questo modo… Pazienza, c’è ancora tempo!

    Any: non solo mi rilasserei, potrei esserne felice!

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  4. fabio r permalink
    17 aprile 2009 8:02 pm

    il 200? io mi immagiinavo. nell’ordine: il 1984 così (UFO era ambientato nel 1984) poi il 1999 (spazio 1999) e poi, vabbè il 21° secolo tout court (da I pronipoti, spin off futuristico degli antenati) sigh… 😦

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  5. 18 aprile 2009 12:28 am

    A me bastava la spiegazione di Dante:P

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  6. 18 aprile 2009 8:25 am

    Bel post! Il ruolo del trasferimento tecnologico dalla “top class” all’uso comune è cosa ignorata dai più. Lo stesso dicasi per l’industria dell’auto…hai voglia a dire che la F1 non serve…si…girano troppi soldi, ma non per colpa della ricerca…direi piuttosto per colpa “mediatica”.

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  7. 18 aprile 2009 12:02 pm

    Regina dei Tucani: 😀

    Angelo: siamo sempre li, nonostante la tecnologia e la scienza impregnino le nostre vite, i più le ignorano, anzi, le temono.

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  8. 20 aprile 2009 11:17 am

    beh, la ricerca mi affascina, anche quando non la capisco .. so che un giorno, probabilmente, mi sarà resa indietro!

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  9. 20 aprile 2009 3:28 pm

    pensa che sdevo dire io che studio il DNA mitocondriale delle popolazioni antiche… manco posso dire che ha portato avanzamenti tecnologici, é solo “canoscenza”

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  10. 20 aprile 2009 3:28 pm

    pensa che devo dire io che studio il DNA mitocondriale delle popolazioni antiche… manco posso dire che ha portato avanzamenti tecnologici, é solo “canoscenza”

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    • 20 aprile 2009 8:10 pm

      Mica vero, quella conoscenza ci porterà a conoscere meglio le nostre origini e molto probabilmente ci regalerà pure la chiave per conoscere la funzione di tutte le parti del nostro DNA moderno per poi forse usare queste conoscenze per diagnosticare malattie e curarle.

      Come vedi sono molto convinto delle possibilità offerte dalla “semplice” conoscenza!

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  11. salvogullotto permalink
    21 aprile 2009 12:28 pm

    sicuramente una ricerca spaziale fatta con cognizione di causa ha sicuramente la sua utilità.
    Forse è sottile la linea tra lo spreco e le cose importati.
    Oltretutto è una macchina che muove capitali enormi e “tornare indietro” da tanti punti di vista, non è più possibile (laboratori, personale assunto, sfide tra i vari blocchi di poteri mondiali).
    Sarebbe bene dare un ottimizzata pure in quel settore!

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    • 21 aprile 2009 1:38 pm

      Salvo è proprio qui che ti volevo!
      Nessuno avrebbe saputo prevedere tutte le ricadute delle innovazioni introdotte per la ricerca spaziale!
      Per esempio avresti pensato mai che il carburante sviluppato per i missili potesse essere usato anche per disinnescare senza pericolo le mine antiuomo? O che la tecnologia inventata per testare le sonde spaziali potesse essere usata a fini diagnostici non invasivi sugli esseri umani (determinazione della pressione intracranica, per esempio)?

      E’ per questo che si fa’ (o si dovrebbe fare) ricerca!
      Se si facesse ricerca “mirata” si otterrebbero (forse) solo risultati mirati, se invece si fa’ ricerca a tutto campo si otterranno risultati “a tutto campo”.

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  12. salvogullotto permalink
    22 aprile 2009 2:19 pm

    Sei l’unico che mi fai sempre cambiare il pensiero…
    🙂
    Via alla ricerca spaziale!
    Magari meglio se italiana!

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    • 22 aprile 2009 2:38 pm

      C’è più Italia nello spazio di quanto non pensi…
      Il problema è che i fondi per la ricerca, anche in campo spaziale, sono veramente miseri ed l’incomprensibile commissariamento dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) da parte del governo ha ulteriormente indebolito la ricerca italiana.
      Meno male che i nostri ricercatori hanno solide collaborazioni presso l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), la NASA e la RSC Energya (Agenzia Spaziale Russa).

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  13. 27 aprile 2009 9:32 pm

    mi sa che dovevi fare l’avvocato!

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