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Il paese dalle mille facce

12 febbraio 2009

Ho partorito questo post sull’aereo che mi riportava in Europa dopo la mia trasferta ammerigana ma non l’ho mai terminato sul serio. Ora, siccome mi sono rotto di averlo tra le bozze lo scodello qui come viene 😉

Avrei voluto condire il post con un po’ di foto ma non sapevo come avrebbero reagito gli americani a delle foto scattate così a casaccio tra la folla dei marciapiedi… Ho preferito non rischiare 🙂

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Spesso parlando con chi non è pratico degli Stati Uniti ho la netta percezione che i miei interlocutori considerino gli immensi USA come un’unica entità omogenea. Ho amici che incarnano tutte le possibili combinazioni: quelli amano incondizionatamente gli USA (magari non essendoci mai stati); quelli che li odiano senza mezzi termini e quasi tutte le vie di mezzo. In genere mi sento dire “amo gli Americani” oppure “odio gli Americani”.

Tutti gli stereotipi che vengono abitualmente usati per loro sono validi (sono zotici, grassi, guerrafondai, malvestiti, mangiano porcai, etc.) però è vero anche il contrario, conosco delle statunitensi veramente di bell’aspetto, di ottima cultura e amanti del buon gusto culinario e nel vestire. E poi, gli stereotipi sono per definizione falsi, quindi…

Non pretendo certo di essere io un espertone al riguardo però nel mio piccolo, avendoci vissuto per un breve periodo, andandoci tutti gli anni, avendo parenti ed amici che ci abitano, credo almeno di avere capito la chiave di lettura di questo immenso paese: gli USA sono talmente enormi che non è possibile fare una “media” dei loro abitanti.  E’ come se volessimo sintetizzare in una media “gli europei”. In europa ci sono francesi, italiani, inglesi, tedeschi, spagnoli, greci, etc… Tutti così diversi fra di loro; ci sentiremmo in grado di descrivere il cittadino europeo medio? Non sarebbe una insostenibile approssimazione?

Viaggiando per gli USA e visitando le varie città ci si accorge che questo è veramente il paese dalle mille facce. E te ne accorgi sbarcando dagli aerei, guardando il viso delle persone che s’incrociano nei terminal: bianchi, gialli, neri, scuri, con il turbante, la kippah o il cappellino da baseball; con capelli nerissimi, biondissimi oppure rossi lentigginosi. Ma non solo, tra le milioni di facce che s’incrociano si possono distinguere quelle che sono chiaramente coreane, giapponesi, cinesi, dell’est europa, messicane, brasiliane, di tutte le sfumature possibili ed immaginabili del nero.

Ma mentre da noi siamo abituati ad associare ad una faccia nera il vu’cumprà, oppure ad una faccia orientale l’operaio tessile o il commerciante di chincaglieria a basso costo, negli USA vedi che queste persone (beh, la maggior parte di loro) sono semplicemente cittadini, piccoli ingranaggi di quel meccanismo enorme che sono gli States. Non sono diversi, sono semplicemente tanti fra i molti. Vedi queste facce sparpagliate attraverso tutti gli strati sociali dall’homeless cencioso che fa tintinnare le monetine nel bicchierone al supermanager in cappotto griffato e ventiquattr’ore, dalla ragazza vestita vintage alla superfiga che fa ticchettare le scarpe costose sul marciapiede.

Una menzione a parte lo merita l’arrivo a New York. Non so se è una suggestione ma tutte le volte che arrivo mi sembra di essere a casa. Ho tentato di elaborare questa sensazione e sono giunto alla conclusione che in nessun altro posto negli USA vedi le tipiche facce degli italiani, magari non le facce che vedi a Firenze ma quelle che potresti vedere a Palermo, Caserta o Reggio Calabria. Quelle facce scure, dai capelli scuri ed i lineamenti un po’ nodosi che fanno parte dell’iconografia dell’emigrante. Quelle facce non le trovi a Boston o a Indianapolis. Magari qualcuna a Chicago. Magari mi sbaglio, magari è suggestione ma alla fine mi piace pensarla così. Little Italy (in senso figurato, non quella fisica un po’ da turisti) è veramente parte di NYC e la vedi.

Quando poi sono ritornato a casa mi sono accorto di quanta (relativa) omogeneità c’è ancora da noi in Italia ed ho pensato a quanto sono idiote quelle persone che vorrebbero tenere quei pochi “stranieri” fuori della porta, dietro alte reti di filo spinato, separati da “noi”…

Patetici.

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9 commenti
  1. valeria permalink
    13 febbraio 2009 7:04 am

    parecchio patetici.

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  2. 13 febbraio 2009 12:57 pm

    non sono mai stata in USA ma lo farò sicuramente. Condivido in pieno quello che dici perchè da quando vivo a Londra ho potuto confrontarmi con culture diverse e la cosa è stata sempre positiva.

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  3. dancin' fool permalink
    13 febbraio 2009 2:51 pm

    non dico nulla di nuovo.

    a me gli Usa piacciono. Hanno iniziato a piacermi da ragazzina, attraverso i libri, la musica, il cinema (fuori da Hollywood).

    e così continua. libri, musica, cinema (più libri e musica, ora).

    poi ci sono andata, conosco americani molto a modo e simpatici (e soprattutto cordiali). sì, “diversi” da noi, sì, mi mancava anche la “brillantezza” di certi atteggiamenti italiani… e per altre cose mi piacciono più loro o cmq mi ci trovo.

    poi certo, ci saranno quelli ciccioni, arroganti e ignoranti… ma dove non ce n’è. qui da noi, ad esempio???!

    per il resto… è un paese grande, di dimensioni, popolazione, culture immigrate e più o meno mescolate. è il suo fascino e, spesso, la sua “forza”. hanno un modo di fare e pensare molto diverso dal nostro (e spesso, per noi, imbarazzante): questo “andrà tutto bene, basta fare, basta impegnarsi, tutto è ok”… c’è il lato oscuro della medaglia, ma è carino da sentire. “l’ottimismo”.

    mah. a me piacciono. con tutti i contrasti che si portano dentro.

    e più che altro mai sopportato quelli che criticano senza conoscere. c’era gente che per il solo fatto che fossi andata lì non voleva sentir neppure parlare di quel che avevo visto e fatto!!

    mah.

    patetici.

    🙂

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  4. 13 febbraio 2009 3:37 pm

    Questo aspetto degli USA è effettivamente positivo…è il carattere nazionale…è una nazione nata e costruita dagli immigrati. Ma le sue contraddizioni sono troppo forti per farmela piacere…vediamo che succede col nuovo presidente abbronzato…

    Ed in itaGlia quelle persone idiote sono pure al governo…e ce li hanno mandati idioti ancora più idioti di loro…

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  5. ali permalink
    13 febbraio 2009 3:48 pm

    per le mia esperienza, non trovo poi questi ammericani così diversi da noi (da alcuni italiani) mi è capitato di respirare una profonda aria di razzismo in Virginia che mi ha fatto vomitare… i neri dovevano andare in determinati mall per neri (molto più squallidi) … ammericani si sono inoltre scusati perchp al ristorante ci aveva servito un uomo di colore… in Virginia è stato come fare un passo indietro nella storia….
    aria diversa NY (che mi piace molto) e in altri stati…
    non è un questione di Europa/ammerica è di gente ignorante e non…
    in Italia stiamo messi male e sotto le ali delle lega crescano e diventano grandi i fuochi dell’odio e dell’intollerenza…

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  6. fabio r permalink
    13 febbraio 2009 5:50 pm

    quanto hai ragione, l’america (o meglio gli USA) sono il melting pot ufficiale, sono il crogiolo dove tutto si mischia, i colori si sfumano. Certo, il marcio resta marcio, ma lo è comunque anche altrove… Gli USA per chi come me ha studiato sui libri ammerigani da sempre, da Melville a Dos Passos, ma che non c’è mai stato per viltà, sono LA frontiera. E chi volesse far conicidere gli USA con il Bushismo, beh sbglia di grosso..

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  7. 16 febbraio 2009 4:27 am

    Condivido appieno il fatto che gli states sono, appunto, plurali. Una interessante entita’ multipla e sfaccettata che ridurre a comun denominatore e’ riduttivo e fuorviante.

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  8. 16 febbraio 2009 12:35 pm

    Il problema è che la “miopia culturale” che affligge molti americani (moltissimi dei quali non sono mai usciti dal loro stato e non possiedono il passaporto) è condivisa purtroppo dalla maggioranza degli italiani, che hanno sì il passaporto, ma che lo usano solo per andare in vacanza in “villaggi italiani”, con “cucina italiana” e naturalmente con la guida che parla italiano e via dicendo.
    Praticamente vivrebbero un’esperienza molto più esotica se facessero una passeggiata nei quartieri delle loro città abitati da immigrati …

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  9. 3 marzo 2009 6:50 pm

    Centro, Alex!
    L’ignoranza non ha frontiere. Ne’ e’ una prerogativa americana.

    Non dimentichiamoci poi che qui il confine e’ sempre lontanissimo: abbiamo guidato per 7 giorni, ci siamo spupazzati piu’ di 5000km ed eravamo ancora in America, stessa lingua (con accenti diversi), stessi negozi, stessi ristoranti.

    Quando abitavo in Italia, in un paio d’ore di macchina potevo essere in un paese straniero, con usi, costumi e lingua diversi.

    Per moltissimi americani e’ difficile immaginarsi che ci c’e’ un modo al di fuori di quello in cui sono nati e vissuti, a meno che non siano interessati personalmente!

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