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Pinguini sardi

17 ottobre 2008

Seguendo l’esempio della Provincia di Bolzano, ma anche del Parlamento francese, delle città di Berlino e di altre amministrazioni pubbliche, la giunta regionale della Sardegna ha promulgato un DDL che potrebbe presto tramutarsi in una legge regionale: migrare tutta l’infrastruttura informatica regionale su piattaforme libere e standard aperti; in altre parole, semplificando molto, abbandonare l’uso dei software proprietari (per esempio Windows) e adottare GNU/Linux e gli altri programmi liberi come OpenOffice.org e Mozilla Firefox. Inoltre il DDL approvato contiene passi importanti riguardo al diritto all’uso delle tecnologie, la partecipazione democratica, l’alfabetizzazione informatica, la ricerca per lo sviluppo delle imprese nel territorio.

Questa è un ottima notizia quindi, non solo da un punto di vista tecnologico ed economico ma anche da quello sociale. Infatti il software libero non solo presenta costi minori (non si devono infatti pagare licenze d’uso e può essere copiato e distribuito liberamente) ma anche permette anche a piccole ditte locali di effettuare l’assistenza tecnica il  training agli utenti e così via, spostando gli investimenti pubblici nel campo IT dalle grandi compagnie per lo più estere, all’ambito del territorio locale.

Questa notizia giunge a pennello giusto in tempo per il Linux Day Italiano 2008 che si svolgerà in tantissime città il 25 Ottobre prossimo. Non mancate!

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15 commenti
  1. LaVale permalink
    20 ottobre 2008 9:57 am

    è leggendo di queste cose che mi sento un po’ ignorante , vado a leggermi qualcosina di più tecnico, magari ci capisco!

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  2. 20 ottobre 2008 10:27 am

    LaVale: di più, sabato, impegni permettendo potresti andare a Forlì, dai ragazzi del Forlug che organizzano l’evento del LinxDay locale! magari ci scappa pure un servizio per la radio…

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  3. LaVale permalink
    20 ottobre 2008 10:32 am

    perchè no, se hai anche un contatto mandamelo via mail !

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  4. 20 ottobre 2008 11:52 am

    LaVale: ti ho mandato una mail!

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  5. salvogullotto permalink
    23 ottobre 2008 1:56 pm

    non me intendo parecchio di quello che sta sotto il monitor… anche nella mia azienda, siamo sull’open office… ma penso che cmq poi si arrivi a dei limiti… non è troppo a rischio “invasioni esterne”?

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  6. 23 ottobre 2008 2:11 pm

    Salvogullotto: un “bravo” alla tua azienda! Fammi capire: cosa intendi per “invasioni esterne”?

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  7. salvogullotto permalink
    23 ottobre 2008 2:31 pm

    rischi connessi al furto di dati, sicurezza dei database o qualcosa del genere…

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  8. 23 ottobre 2008 3:10 pm

    Salvogullotto: no Salvo, tranquillo. Il software libero o open source non è affatto meno sicuro di quello proprietario.

    Ci sono principalmente due variabili in gioco nella sicurezza informatica: la qualità del codice ed il fattore umano.

    Premesso che la sicurezza al 100% non esiste è può essere realizzata solo con un computer chiuso in una stanza ermetica, senza tastiera, CD, floppy o porte USB e sconnesso dalla rete e dalla corrente elettrica; per quanto riguarda la prima variabile il codice open source è da considerarsi più sicuro (in termini relativi) di un equivalente codice proprietario.

    Il codice proprietario (quello di ORACLE o di Windows per esempio) è conosciuto solo da pochi programmatori, quindi solo pochi esperti possono rivederlo e controllarlo per verificare che non ci siano errori, fortuiti o addirittura intenzionali (per garantire ad esempio una “backdoor” a disposizione del prorietario del codice o di agenzie governative). Una volta che degli errori vengono scoperti, le logiche commerciali impongono che le correzioni (le cosidette patch o service packs) siano rilasciate al pubblico in gruppi, generalmente seguendo un ciclo di rilascio definito (una volta al mese per esempio) perchè il farlo “al bisogno” comporterebbe dei costi non indifferenti. La politica seguita quindi è quella di mantenere quanto più possibile segreti i difetti fino al rilascio delle correzioni e sperare che qualche malintenzionato non ne approfitti prima.

    I software liberi o opensource come OpenOffice o Linux invece possono essere analizzati virtualmente da chiunque ne abbia la voglia e la capacità, rendendo impossibile quindi la presenza di “porte segrete” (che potrebbero essere usate anche da maleintenzionati), chiunque ha la possibilità di scoprire eventuali difetti e creare una correzione anche prima che questa venga fornita dagli autori del programma. Non essendoci poi obblighi e vincoli di natura commerciale queste correzioni possono essere rilasciate in tempo reale.

    Per quanto riguarda il fattore umano invece questo è invariante rispetto ad entrambi i casi: se uno lascia le password in bella mostra sulla scrivania o se non installa i propri server all’interno di perimetri di sicurezza ben difesi, non c’è software che tenga!

    Le statistiche dicono chiaramente che la stragrande maggioranza di furti di dati ai danni di imprese commerciali avviene perchè i delinquenti hanno ottenuto credenziali di accesso genuine usando metodi di social engineering sugli impiegati delle aziende vittima.

    Scusa il lungo pippone ma ci “sento” particolarmente su questo tema e la presunta scarsa sicurezza è uno dei miti e leggende metropolitane sul software libero più “in voga”.
    Anche questo sarà argomento della presentazione che terrò sabato prossimo durante il Linux Day nella mia città.

    —Alex

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  9. salvogullotto permalink
    23 ottobre 2008 3:21 pm

    esaustivo al massimo… Grazie! Qual’è la tua città?

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  10. 23 ottobre 2008 3:35 pm

    Salvogullotto: ti ho mandato una mail al riguardo.

    Aggiungo anche un’altra considerazione: i sistemi operativi liberi o basati parzialmente su software libero, quindi Linux, *BSD e MacOS X, grazie alla loro particolare architettura costruttiva, sono sostanzialmente immuni da virus che ormai sono quasi esclusivamente costruiti per rubare dati dai computer degli ignari proprietari come password, numeri di carte di credito ed altri dati personali e sensibili; al contrario di Windows che putroppo, nonostante le continue evoluzioni e lucchettamenti (non ultima la sòla del Trusted Computing) continua ad essere il bersaglio preferito dei pirati informatici proprio per la facilità con il quale è possibile “infettarlo”.

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  11. salvogullotto permalink
    26 ottobre 2008 7:52 pm

    bè? com’è andato questo linux day? spero alla grande!

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  12. 26 ottobre 2008 11:58 pm

    Il Linux Day, almeno nella mia città, è stato un grandissimo successo con un sacco di persone venute ad ascoltare le varie conferenze, a farsi installare Linux sul computer o solamente per curiosare.

    Un’ottima giornata!

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  13. salvogullotto permalink
    27 ottobre 2008 11:07 am

    sono contento! si da tanta rilevanza mediatica a un sacco di cose, ma per questi eventi che meritano altrettanta importanza, si fatica sempre!

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  14. 27 ottobre 2008 1:00 pm

    Invece ti dirò che mi ha sorpreso la rilevanza che l’evento ha avuto specialmente sulle edizioni online dei giornali nazionali (tipo Corriere e Repubblica) ed inoltre mi hanno fatto enormemente piacere le parole di apprezzamento per l’iniziativa inviate dal Presidente della Repubblica Napolitano.

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  15. salvogullotto permalink
    27 ottobre 2008 6:20 pm

    quello lo avevo visto pure io… ottimo!

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