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Lo specchio dell’umanità – parte seconda

16 aprile 2008

Aggiungo adesso alcuni nuovi protagonisti alla saga.

La manager è una bella donna, probabilmente sui 45 anni. L’ho notata per due caratteristiche: si veste sempre di nero ed ha una passione smodata per le scarpe eleganti con il tacco alto, ne avrà un migliaio. Sempre abbronzata, fisico curato, capelli corti neri. Arriva quasi sempre sola, si siede al tavolo e si sprofonda nella lettura del Sole 24ore o del Financial Times. Qualche volta è seguita da uno dei suoi lacchè (maschi, giovani e servili); vista anche la leggera propensione della manager all’abbigliamento in pelle borchiata immagino che ogni tanto ne frusti qualcuno. Un giorno, dall’oggi al domani, si è presentata con il pancione ed poco tempo dopo il pancione è sparito all’improvviso così come era venuto. Immagino che in nome dell’efficienza e del contenimento dei costi si sarà autoridotta la gravidanza a 4 mesi scarsi ed abbia partorito in ufficio. Il pancione comunque è ricomparso qualche settimana dopo sotto forma di tata filippina e di passeggino, rigorosamente del modello a tre ruote. Durante tutta la sua permanenza nel ristorante, la manager ha impartito ordini perentori alla tata: levagli il ciuccio, mettigli il ciuccio, giralo, coprilo, scoprilo. Ma non ha mai toccato il contenuto del passeggino preferendo le pagine del Sole 24ore. Povero bimbo…

Le ragazzecoccodè arrivano ovviamente tutte insieme, vestite uguali e cinguettando allegramente. Sono carine, sanno di esserlo e per questo sono del tipo più pericoloso. Si rivolgono ai dipendenti maschi con voce flautata, tono ingenuo e grande sbattimento di ciglia mentre si rivolgono alle dipendenti donne con tono di superiorità della serie: “io sono alta e carina tu bassina e grassoccia”. Dal loro tavolo proviene incessante un cinguettio fatto di “ma daai!”, “stupeendoo!”, “nooo! Non ci creedooo!”; se si potesse misurare il QI complessivo del tavolo non si arriverebbe a 40 (compreso ovviamente il tavolo di legno ed i processori dei cellulari!). Inutile specificare che quando entra un altro essere umano di sesso femminile questo viene immediatamente radiografato e giudicato senza appello: le teste delle ragazzecoccodè prima si muovono all’unisuono verso la porta e poi convergono al centro del tavolo ed inizia il dibattimento: “l’hai vista quella? Ma chi si crede d’essere, hai visto come è vestita! Mah, secondo me è pure ingrassata! Ha pure i brufoli ed il trucco non si addice all’abito!”. Superfluo specificare che tutte seguono le ultime mode fino all’eccesso; un giorno, una coccodè aveva dei pantaloni a vita talmente bassa che le spuntavano sul davanti i primi peli…

Il dottore è un omino basso, pochi sparuti capelli superstiti, sui 60anni, vagamente somigliante ad un attore del bagaglino. Dietro di sè lascia una scia di odore di armadio chiuso e naftalina. Non capisco se sono gli abiti oppure se nella naftalina ci dorme per conservarsi meglio. Considerata la clientela del ristorante, immagino che più della metà dei clienti abbia una laurea o anche più: lui però è l’unico che pretende di essere chiamato “dottore”. Il personale è molto amichevole e si rivolge ai clienti abituali chiamandoli per nome, lui però è il dottore. “Dottore gradisce un caffè?”, “Dottore posso portare via?”. Dottore, che palle!

 

Alle prossime

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