Tutti i giorni la stessa storia.
Mi alzo, vado in bagno, mi vesto, cereali, caffè.
Accendo i telefoni, afferro le chiavi, saluto, esco di casa.
Apro la portiera destra dell’auto e lascio la borsa sul sedile del passeggero, giro dietro alla macchina e mi accomodo al posto di guida, metto in moto e parto.
Sempre le stesse facce, sempre la stessa strada tanto che l’auto potrebbe farla da sola; sempre gli stessi semafori, le stesse rotonde, persino le stesse auto.
Dopo il ponte metto la freccia, cenno alla guardia, due curve a destra e parcheggio, più o meno sempre allo stesso posto, a meno di dieci metri dalla porta.
Spengo il motore, afferro la borsa, apro la zip posteriore, recupero il badge e lo fisso alla cinta dei pantaloni.
Esco dall’auto, la chiudo, metto le chiavi nella solita taschina della borsa, apro la porta dello stabile, saluto la signora delle pulizie (“salve, buongiorno” con la voce più allegra possibile) e salgo le solite quattro rampe di scale.
Appoggio la borsa sulla scrivania, un’occhiata veloce alla spia rossa del telefono, meno male non ci sono messaggi in segreteria che un messaggio nel cuore della notte può significare solo problemi.
Mi tolgo il portafogli di tasca e l’appoggio nel solito punto, accanto al telefono ed ai cellulari.
Apro la borsa, tiro fuori la mia penna preferita ed il quadernino della memoria, tiro fuori il portatile, lo aggancio alla base e lo accendo.
Chiudo la borsa, l’appoggio sullo schedario, mi metto a sedere, scrivo la password
la giornata comincia (?)
Maremma che palle!
